Anno 138 - Marzo 2026Scopri di più
Le religioni alle Olimpiadi
Don Giulio Osto

Uno degli eventi di questi mesi sono le Olimpiadi e le Paraolimpiadi invernali Milano-Cortina. Pochi sono a conoscenza del fatto che il protocollo olimpico prevede l’allestimento, per gli atleti, di spazi idonei per il culto. All’interno dei villaggi olimpici devono essere predisposti dei luoghi, temporanei ovviamente, che consentano agli atleti di praticare la loro religione. L’attenzione è ampia, cioè sia ecumenica – rivolta ad atleti cristiani ortodossi o evangelici – sia interreligiosa, rivolta ad atleti musulmani, hindu, buddhisti, sikh. Di solito viene offerto più di un “luogo”, in modo da evitare confusione e sovrapposizioni, anche perché le “esigenze di culto” sono molto diverse le une dalle altre. Interessante è scoprire come tali luoghi assumano denominazioni assai variegate, considerando anche la grande dimensione internazionale e interculturale degli atleti. Si va da “quiet room” (stanza tranquilla) a “stanza del silenzio”, da “cappella” a “sala di preghiera”. È compito del comitato olimpico attuare tale attenzione alla dimensione religiosa degli atleti. Questo aspetto è poco noto al grande pubblico che è, ovviamente, attratto dalle prestazioni sportive offerte, ma è bello immaginare tutta la vita dietro le quinte degli atleti, che rimangono sempre persone con tutte le loro caratteristiche, e anche con un’esperienza religiosa. Le…
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