ANTONIO, “il santo dei miracoli”

 

Il piú antico periodico antoniano esistente è proprio il nostro, fondato a Padova con il titolo “Il Santo dei miracoli” dal sacerdote Antonio Locatelli nel 1888. Da allora non si sentí mai il bisogno di cambiargli il titolo.

 

Francamente non so se quest’epiteto di “il santo dei miracoli” corresse già prima del periodico o sia nato con esso. Si sa invece che caratterizza sant’Antonio di Padova meglio di quello di “taumaturgo”, parola greca che ha lo stesso significato (“operatore di meraviglie, di prodigi”), ma che viene usata anche per altri santi. Invece non c’è altro santo, ad eccezione di sant’Antonio di Padova, che sia chiamato “il santo dei miracoli”. Lo fu veramente?

La risposta a questa domanda è della massima importanza. Non v’è infatti alcun’altra esauriente spiegazione dell’eccezionale diffusione e durata della devozione verso sant’Antonio di Padova, all’infuori della sua fama taumaturgica, fama di potente intercessore di grazie presso Iddio e di grande operatore di miracoli.

Sovente presso gli altari dedicati nelle nostre chiese a sant’Antonio di Padova fan bella mostra di sé degli ex-voto: oggi specialmente cuoricini d’argento o d’altro metallo, una volta per lo piú tavolette, se non anche dei contrassegni simbolici. Spesso portano inciso il nome dell’offerente e, almeno in sigla, P.G.R., «Per grazia ricevuta».

Non si tratta quasi mai di miracoli, anche se l’entusiasmo del beneficato usa questo termine. La parola “grazia”, nel caso nostro, ha sponde ben piú ampie della parola “miracolo”. Indica qualsiasi beneficio o favore divino. Invece il miracolo - ci insegna san Tommaso d’Aquino - è «ciò che vien compiuto da Dio al di fuori dell’ordine di tutta la natura creata». All’intercessione di sant’Antonio sono attribuite non soltanto tantissime grazie, ma anche dei veri e propri miracoli.

La prima improvvisa ed imprevista manifestazione di miracoli di sant’Antonio s’ebbe quando, il martedi 17 giugno 1231, la sua salma dal conventino dell’Arcella fu trasportata nella chiesa di Santa Maria Madre del Signore, che il santo stesso aveva scelto a sua sepoltura e su cui sorgerà la splendida basilica. La descrizione piú vicina, quasi a ridosso di quella esplosione taumaturgica, l’abbiamo nella prima vita di sant’Antonio, detta «Assidua» dalla parola iniziale, scritta da un contemporaneo agli avvenimenti per i contemporanei, molti dei quali ne erano stati testimoni. Traduciamo questa descrizione direttamente dal latino «Subito, in quello stesso giorno, furono portati moltissimi infermi delle piú svariate infermità e tosto riebbero la salute per i meriti di Antonio. Appena l’infermo avesse toccata la tomba, tosto veniva guarito. E chi per il gran concorso non avesse potuto toccarla, bastava fosse portato nella piazza davanti alla porta della chiesa perché sotto gli occhi dei presenti riavesse la salute». Si trattava di ciechi, di sordi, di muti, di zoppi, di paralitici, di gobbi, di gottosi, di febbricitanti, di appestati d’ogni genere.

Di questo scoppio di azione taumaturgica ad opera di sant’Antonio, proprio nel giorno in cui i padovani, messi si finalmente d’accordo, lo seppellirono dove egli aveva desiderato d’essere sepolto, parla anche la “vita secunda” di pochi anni posteriore alla prima, quella del francescano tedesco Giuliano da Spira (morto nel 1250). Ancor prima della vita, egli, per incarico dei superiori, aveva composto il cosiddetto “Ufficio ritmico di sant’Antonio”, tuttora usato in occasione della festa del Santo da una parte dell’Ordine francescano. È una lode storico-poetica delle grandi imprese di lui, tessuta di antifone, inni e responsori. Uno di questi responsori è il notissimo Si quaeris miracula, che i devoti del Santo recitano per trovare le “cose smarrite”.

Eccone il testo latino: Si quaeris miracula, mors, error, calamitas, daemon, lepra fugiunt, aegri surgunt sani. Cedunt mare, vincula, membra resque perditas, petunt et accipiunt iuvenes et cani. Pereunt pericula cessat et necessitas. Narrent hi, qui sentiunt,  dicant Paduani. Cedunt mare, etc. Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.

E questa è la traduzione in italiano: Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l’errore, la miseria, la lebbra, il demonio; ecco gli ammalati divenir sani. Il mare si calma, le catene si spezzano; giovani e vecchi chiedono e recuperano l’uso delle membra e le cose perdute. Scompaiono i pericoli, il bisogno cessa; parli chi è stato soccorso, parlino i Padovani.

Il mare, ecc. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo

L’autore aveva indubbiamente sotto gli occhi l’“Assidua” con quella lista di 53 miracoli, che ne costituisce la terza ed ultima parte. Se non tutti, sono la parte maggiore di quelli esaminati e convalidati dal tribunale ecclesiastico costituito a Padova dal vescovo Giacomo Corrado. Tra i giudici c’erano anche il beato Giordano Forzatè, priore del monastero dei benedettini bianchi di San Benedetto, e il beato Giovanni da Vicenza o da Schio, priore del convento di Sant’Agostino e famoso predicatore di pace. Quella lista fu portata a Roma da una delegazione mandata dal vescovo e dalla città di Padova al papa Gregorio IX per chiedere la canonizzazione di Antonio. Solo dopo che un’apposita commissione l’ebbe riesaminata e approvata, il Papa procedette alla canonizzazione.

Già nel secolo XIII, il secolo di sant’Antonio, la fama della sua potente intercessione e della sua virtú taumaturgica si era solidamente stabilita sulla base della realtà di miracoli ufficialmente riconosciuti. Ci si può chiedere perché proprio su lui, su sant’Antonio, invece che su san Francesco d’Assisi (1226) o su san Bonaventura (1274), ben piú importanti per gli inizi l’uno e per gli sviluppi l’altro dell’Ordine francescano, si siano rivelati questo eccezionale carisma taumaturgico e conseguentemente l’eccezionale devozione popolare. La spiegazione non può essere che un’altra. Neanche la Chiesa, che pure giudica ufficialmente, anche in base ai miracoli, che un suo figlio ha superato i confini della santità eroica, neanch’essa ha mai preteso di giudicare se li abbia superati piú o meno di altri santi. Questa graduatoria la può fare soltanto Iddio.

Pertanto la spiegazione di questo “fenomeno” è da ricercare nella realtà storica dei miracoli del Santo, per cui ben merita il titolo di “santo dei miracoli”, ma per aggiungere subito che la spiegazione di questo suo carisma va cercata in quell’«ordine concepito dalla mente di Dio per dirigere le cose create al proprio fine» (Dizionario di Teologia Dogmatica), ch’è la Divina Provvidenza.