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"Io" al posto di Dio?

Don Livio Tonello, direttore

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Non dovrebbe essere una alternativa, ma una felice correlazione. Dio conclude l’opera creatrice con l’uomo e la donna, apice del suo intervento creatore. Fin dall’inizio profondi sono stati la complicità e l’affiatamento, anche se durati poco. Presto si è insinuato il dubbio sulla bontà del Padre e il conseguente tentativo di rivaleggiare. Da allora la relazione Dio-uomo è diventata una alternativa: dove c’è Dio non c’è più spazio per la creatura. Anche la prospettata “morte di Dio” tra gli anni sessanta e settanta rivendicava l’autonomia umana e la necessità di sbarazzarsi di ogni “debolezza” religiosa.

La tentazione di mettere il proprio “io” al posto di Dio permane. Segno ne sono le crisi planetarie e le ideologie che indeboliscono la fraternità universale e la convivenza pacifica in nome del dominio. Dio è messo da parte o addirittura strumentalizzato a giustificare il proprio potere. Ma alla fine emerge sempre e solo un “io” che esclude gli altri e perfino l’Altro dal proprio orizzonte. Ne fanno le spese i diritti umani, la sovranità territoriale, le convenzioni e infine la pace. E l’io finisce per diventare un super-io, espressione di una volontà di potenza che annulla i più deboli, la solidarietà e la libertà.

La Quaresima ci ricorda che le tentazioni possono essere vinte. Dio non annulla la dignità dei suoi figli con la sua grandezza; non inibisce la libertà di agire secondo coscienza; non toglie la responsabilità di “custodire e coltivare la terra”. Ma senza di Lui è l’uomo stesso a mettersi al centro e divenire l’idolo a cui dare ossequio e riverenza. La differenza tra “io” e “Dio” è di una sola lettera. Ma il divario è enorme perché dove c’è Dio rimane anche la creatura, viceversa non sempre.

Papa Leone ha prolungato il Giubileo della Speranza in quello francescano (10 gennaio 2026 – 10 gennaio 2027). Nella figura di san Francesco ritroviamo l’immagine del piccolo che si fa grande in Dio, che si spoglia di tutto e si arricchisce di virtù, che chiama ogni creatura fratello e sorella, perfino la morte. È l’immagine di una umanità che vorremmo vedere anche oggi e per la quale non rinunciamo a lottare, noi assieme a Dio.

 

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