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Domande impertinenti

Arianna Prevedello

(illustrazione di Silvia Boaretto)


Riunione degli insegnanti... (c’è fretta di tornare a casa)

C’era una volta l’infinito.

E dentro l’infinito c’era una galassia.

E dentro la galassia c’era un pianeta.

E dentro il pianeta c’era un continente.

E dentro il continente c’era uno stato.

E dentro lo stato c’era un paese.

E dentro il paese c’era una collina.

E sopra la collina c’era un castello.

E in quel castello c’era una stanza.

E in quella stanza c’era un principe.

Principe Beniamino.

«Ho voluto leggervi almeno l’inizio di questo albo illustrato – “Una storia piccola” – perché sarà il canovaccio del nostro spettacolo di Natale. La fine di questa storia è simile all’inizio: solo che dal particolare si torna all’universale. Dall’istante di Beniamino si torna al “per sempre”».

«Vale a dire, Carlotta?».

«Vale a dire, Ilaria, che “la storia piccola” di questo bambino non è meno grande dell’universo. Beniamino è fatto di tanti istanti che lo portano a salutare per sempre un po’ alla volta mamma e papà per aprirsi alla grandezza del mondo. Per riuscirci deve prima essere piccolo. Venire al mondo grazie al bene di Regina-mamma e Re-papà».

«E secondo te, i genitori capiranno che è una storia adatta alla festa di Natale?».

«I genitori non devono capire tutto e comunque, se proprio non fossero così brillanti nel capire, hanno tanti Beniamino a casa che glielo spiegheranno!».

«Quando parli dei genitori, Carlotta, sembri a bagno nell’aceto».

«Dici che sono una verdura agrodolce? O forse sono solo realista… comunque ora leviamo le ancore. Antonio è a casa che mi aspetta e deve andare al consiglio comunale. Lui pensa a ricandidarsi. Io gli stacco i manifesti via per via».

Sera. A casa di Carlotta.

«Alberto. Anna. Ludovica. Ci siete? Due menù sono in tavola».

«Mamma basta scherzare su questa cosa. La carne non la voglio! Hai capito non la voglio e tu non puoi obbligarmi».

«Infatti, ho detto due menù: carne e pesce. ...Come non avessi niente di meglio da fare».

«Sì, ma è inutile che fai due menù se poi me lo fai pesare ogni sera».

«Ci scherzo Ludovica... ci scherzo e basta. Non è colpa mia se tre gemelli non mangiano tutti la stessa cosa».

«Tre gemelli sono tre figli, non sono tre copie dello stesso calco. E per fortuna, mamma, che fai la coordinatrice delle maestre. Pensati se facevi la barista».

«Ecco, forse se avessi fatto la barista, sarei stata una madre migliore. Tutti si aspettano meraviglie per il mio ruolo, ma è solo la pazienza che ci fa madri tollerabili».

«Se non ne hai ancora abbastanza, puoi sempre chiederla a Babbo Natale. Te la fai recapitare direttamente alla festa della scuola».

«Alberto, se non ci fossi tu a mangiare la carne e a “condirla” di ironia, come farei?».

«Faresti lo stesso. Come dice il papà di te...? Schiacciasassi?».

«Ma dai... che quest’anno per la festa di Natale a scuola ho scelto perfino una storia ancora più dolce del solito. Voi non capite la mia morbidezza. Vieni che te la faccio leggere».

«Mi fido! Mamma ho 12 anni».

«Ma dai, dammi un po’ di attenzione! Sono l’unica in tutta la Toscana che ha tre figli preadolescenti della stessa età, dello stesso anno, dello stesso mese, dello stesso giorno, della stessa ora».

«E sei anche l’unica che comincia a parlare di Natale solo dopo l’8 dicembre. Gli altri iniziano già a settembre e a novembre... hanno già la nausea».

«Scommetto che voi tre siete tra questi! Ma dove ho messo il libro? Ero sicura di averlo portato a casa».

«Tranquilla mami, sopravviveremo lo stesso».

Sera. A casa di Ilaria.

«Bello. Bello. Bello. Ancora mamma. Ancora una volta».

«Erika, è già la terza volta che te lo leggo. L’avevo portato a casa da scuola di nascosto per capirci qualcosa. Che piacerà ai bambini, a questo punto, almeno è sicuro».

«Devi leggerlo domani ai bambini?».

«Lo leggeremo alla festa di Natale della scuola. Ci sarà un momento in cui tutti penseranno che tagliamo il panettone e, invece, noi maestre all’improvviso inizieremo a recitare questa storia in mezzo ai genitori e ai bambini che suoneranno degli strumenti nascosti sotto il tavolo. Inizieremo a provare questa settimana».

«È una sorpresa mamma?».

«Sì, ma chissà se questi poveri bimbi riusciranno a mantenere il segreto».

«Io ci riuscirei!».

«Perché ne sei così sicura?».

«Perché questo non è un segreto. È un divertimento: sai come si spaventeranno i genitori quando i bambini inizieranno a suonare?».

«Dici? E cosa sono allora i segreti? Io non lo so più».

«Sei tu la maestra!»

«Sì, ma stavolta mi hai confuso».

«Secondo me invece tu hai un segreto perché non me lo dici mai quando te lo chiedo».

«Cioè? Hai l’aria di chi la sa lunga».

«Io ti chiedo sempre di dirmi se c’è una seconda vita, ma non mi rispondi mai».

«Non dire bugie Erika. Cosa ti ho detto domenica in auto?».

«Hai detto: la prima giornata in cui non farò capricci tu mi risponderai. Per questo ho iniziato a pensare che è un segreto che non vuoi dirmi: lo sanno tutti che i bambini non stanno mai un giorno intero senza un capriccio!».

«Non so se è più difficile la risposta o che tu stia un giorno senza capricci. Davvero non saprei».

«Sicuramente i capricci. Comunque, per sicurezza, io l’ho chiesto anche a Babbo Natale nella letterina. Non si sa mai da chi puoi avere risposta. Siete tutti pieni di segreti».

«Prova a chiedere anche a Carlotta quando la vedi; lei è sicuramente quella più in gamba sui misteri. Avrà una storia piccola piccola anche su questo segreto. Buonanotte! Senza se e senza ma».