Anno 138 - Febbraio 2026Scopri di più

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Dottori non si nasce ma si diventa

Don Livio Tonello, direttore

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Sono passati 80 anni – come ricordato nell’editoriale di gennaio – da quando papa Pio XII iscrisse Sant’Antonio nell’albo dei Dottori della Chiesa. Tuttavia, la reputazione di maestro eloquente risale a 800 anni prima quando frate Francesco lo incaricò di insegnare sacra scrittura e teologia ai confratelli del convento di Bologna. La fama dottorale di Antonio è raffigurata nelle iconografie che lo ritraggono con il libro della Bibbia nella mano sinistra. Era persona colta che conosceva il latino, con il quale ci ha lasciato i documenti del suo sapere, ma sapiente nell’esprimersi anche in volgare (quell’italiano che si stava formando) quando predicava al popolo che lo ascoltava volentieri. Conosciamo tutti la forza della parola, che a volte ferisce più della spada. Se da una parte siamo sommersi di parole dall’altra molte perdono valore. Inoltre si afferma sempre più un linguaggio “volgare” non nel senso della lingua dei tempi di Antonio, ma per la maleducazione, la lascività e le offese in esso contenute. Anche nei salotti buoni viene meno la correttezza sia nei contenuti che nelle relazioni. Parole a doppio senso e turpiloquio sono diventati patrimonio comune. Non servono titoli e lauree per esprimersi in modo conveniente, rispettoso e propositivo. “Dottori”…

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