Anno 138 - Giugno 2026Scopri di più
Sembrano pecore, sono rapaci
suor Mary Melone

L’amore di Antonio per Cristo è la ragione fondamentale per la quale molte volte nei suoi Sermoni ci si imbatte in alcune aspre critiche che egli rivolgeva a quanti, con la loro vita, si allontanavano radicalmente dagli insegnamenti del Vangelo. Tra i destinatari dei suoi sermoni di condanna e di denuncia figurano anche coloro che, come i sacerdoti e i religiosi, non erano fedeli a Cristo e alle esigenze della loro vocazione e si lasciavano dominare dalle passioni della gola, della lussuria, dalla superbia e dall’avidità.
Antonio scrisse queste pagine anche a partire dalla sua esperienza personale, perché per molti anni, quando ancora apparteneva al monastero di Coimbra, aveva personalmente sperimentato lo scandalo e il malessere che in una comunità religiosa può suscitare il vissuto incoerente di alcuni monaci, che pensavano più ad arricchirsi e a soddisfare ogni tipo di desiderio che a rendere culto a Dio con l’offerta della loro vita. Nel leggere alcuni di questi passaggi ciò che particolarmente colpisce è la lucidità con cui Antonio denuncia la tendenza a mascherare l’ipocrisia e l’inganno con parole che si rivestono di pace, mentre in realtà coloro che agiscono in questo modo proprio della pace sono nemici.
Antonio, in altri termini, ci mette in guardia dal seguire i falsi profeti della pace, che spesso si servono proprio del nome di Dio per coprire i loro interessi, apparendo miti mentre sono lupi rapaci. Così, a esempio, si legge nel paragrafo 3 del Sermone per l’VIII domenica dopo Pentecoste: «“Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7,15-16).
Fa’ attenzione a queste tre cose: falsi profeti, veste di pecore, lupi rapaci. I falsi profeti sono gli ipocriti, dei quali dice Geremia: “Dai profeti di Gerusalemme è uscita la corruzione su tutta la terra” (Ger 23,15). […] Di questi profeti parla anche Michea: “Così dice il Signore contro i profeti che seducono il mio popolo, che mordono con i loro denti e predicano la pace; e a chi non mette niente nella loro bocca, dichiarano la guerra santa” (Mic 3,5)». Si comprende dalla forza delle citazioni bibliche che Antonio ha messo insieme che egli vuole smascherare proprio il cuore degli ipocriti, che predicano la pace solo per attirare a sé gli altri.
Continua infatti esplicitando le quattro azioni dei falsi profeti: «Considera queste quattro parole: seducono, mordono, predicano e dichiarano. I falsi profeti seducono, con la persuasione attirano a sé gli innocenti. Mordono con le detrazioni e le calunnie. […] Predicano la pace per farsi vedere pacifici, essi che mai hanno trovato la via della pace. Questi […] mordono con vituperi coloro che non danno, e a coloro che danno predicano la pace e promettono la misericordia, e a coloro che non danno dichiarano la guerra santa».
Con forti pennellate Antonio delinea dunque il comportamento peccaminoso dei nemici della pace, capaci di sedurre con le loro parole chi è senza malizia, facendone un seguace; abituati a eliminare chi per loro rappresenta un ostacolo mordendolo, cioè ferendolo a morte attraverso gli insulti, le calunnie e la ridicolizzazione; intenzionati, nella loro ipocrisia, ad apparire pacifici predicando la pace, che però non conoscono e di cui non si preoccupano minimamente, pronti come sono a condannare e a combattere con tutti i mezzi coloro da cui non ricevono beni e favori. Si tratta, in effetti, di un quadro di grande attualità, che smaschera tutti coloro che con ipocrisia propongono la pace solo con le parole, solo per convenienza, solo per i propri interessi. La pace è Cristo e solo mettendosi alla sua sequela, con fedeltà e con coerenza, è possibile costruirla nel proprio cuore e intorno a sé. Perciò anche noi guardiamoci dai falsi profeti e dall’ipocrisia per essere autentici costruttori di pace!

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