Anno 138 - Settembre 2026Scopri di più
Quando il cielo perde i suoi colori
Silvia Destro

Ci sono sofferenze che si fanno vedere subito: un braccio ingessato, una ferita o una febbre alta. Ce ne sono altre, invece, che imparano a nascondersi. Continuano ad accompagnare una persona mentre lavora, studia, sorride, partecipa alla vita di ogni giorno, passando inosservate agli occhi degli altri, talvolta persino a quelli di chi le sta vivendo. La depressione appartiene a queste sofferenze invisibili. Non lascia lividi sulla pelle, non compare in una radiografia, non si riconosce da uno sguardo, ma può occupare silenziosamente ogni spazio della vita. Proprio perché non si vede spesso le diamo altri nomi. La chiamiamo esaurimento nervoso, stress, periodo no, mancanza di volontà, pigrizia, brutto carattere… Cerchiamo cause certe, rischiando di formulare giudizi dolorosi. Le spiegazioni ci rassicurano perché ci fanno pensare che quel dolore riguardi qualcun altro; la realtà, però, è più complessa. La depressione non ha genere, età, classe sociale o livello culturale: può riguardare chiunque. Se non ha un volto preciso, ha però una lingua comune: quella del dolore. Un dolore spesso muto, sordo, logorante. Una presenza che restringe gli orizzonti, consuma le energie e spegne il desiderio. Raramente arriva all'improvviso, più spesso si insinua lentamente nell’ordinaria quotidianità. Quando diventa visibile agli occhi…
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