Anno 138 - Settembre 2026Scopri di più
La cordata della speranza
Fratel MichaelDavide Semeraro

La nostra vita è un combattimento tra ciò che ci fa riconoscere in Dio il nostro Padre e ciò che ci fa sentire l’attrattiva del male come fuga da questa relazione esigente. Ogni esperienza di male affonda le radici sempre nella tentazione di autonomia e di autodeterminazione, il cui frutto più amaro è l’estraniazione da quelli che invece sono i nostri fratelli i quali da imperdonabili e insopportabili, come fu per Caino, diventano imperdibili come per il Signore Risorto (cfr. Gv 20, 17). L’Apocalisse, con le sue immagini forti, ci mette di fronte al dramma della nostra libertà: isolarci o ritrovarci.
Mentre l’Avversario tende a isolare e a isolarci, la grazia della Pasqua ci raduna in una cordata di speranza che non si arrende davanti al pungiglione della morte, ma reagisce osando sempre nuovi percorsi di vita. Simone Weil è lapidaria quando commenta in modo appassionato: «Abbiamo così la certezza che il male in noi, anche se sommerge completamente il nostro essere, non macchia in alcun modo la purezza, la felicità, la perfezione divina». Per questo vogliamo, e per molti aspetti dobbiamo, pregare giorno e notte di non essere abbandonati alla tentazione del male.
Il Maligno cerca di convincerci del fatto che non siamo liberi di cambiare, di decidere, di scegliere, di andare oltre i nostri limiti e le nostre paure tanto da rattrappirci, fino a diventare dei monumenti a noi stessi. Nella preghiera chiediamo, invece, di essere accompagnati per essere preservati dalla perdita della nostra identità per mantenerla viva in tutti i gradi della trasformazione, perché non si laceri la “tunica inconsùtile” della nostra identità filiale. La tentazione e gli scandali sono inevitabili (Mt 18, 7), ma ciò che chiediamo al Signore è di essere capaci di perseverare nel combattimento spirituale. Supplichiamo di rimanere decisi sino alla fine a far crescere il bene che è dentro di noi e attorno a noi.

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