Anno 131° - Febbraio 2019

Amore e passione

Don Giampaolo Dianin

Eros e agape sono inseparabili e l’uno nutre l’altro: esprimono la particolarità dell’amore coniugale che tiene insieme corpo e spirito, erotismo e dono, gioia spirituale e piacere sensibile

 

Ha suscitato molto scalpore il fatto che in Amoris laetitia il Papa abbia parlato del piacere, della passione e dell’erotismo come dimensioni importanti dell’amore coniugale. Qualcuno ha esultato come se finalmente la Chiesa avesse sdoganato qualcosa che era un tabù. In realtà solo chi conosce poco il pensiero della Chiesa e la riflessione teologica e pastorale sul matrimonio si è meravigliato di qualcosa che da molto tempo è pane quotidiano del pensiero, della spiritualità e della proposta formativa cristiana.

Correva l’anno 1965 quando il Concilio descriveva così l’amore coniugale: «Atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell’amore abbraccia il bene di tutta la persona, e perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità i sentimenti dell’animo e le loro manifestazioni fisiche e di nobilitarli come elementi e segni speciali dell’amicizia coniugale» (Gaudium et Spes, 49). L’amore coniugale è anzitutto un “atto umano”, cioè un’azione di tutto l’uomo: dell’intelligenza, della volontà, del sentimento e della ragione, del corpo e dello spirito. L’intrecciarsi di queste dimensioni della persona viene espresso con le parole «sentimento che nasce dalla volontà», quasi a rendere indissolubili questi due aspetti contro ogni riduzionismo sentimentale. Si tratta, poi, di un amore che abbraccia l’altro nella sua interezza e si dona totalmente a lui; questo rende vero l’incontro sessuale che diventa il segno del dono di tutta la persona.

Tra le espressioni dell’amore coniugale il Concilio poneva al primo posto l’atto sessuale che specifica e distingue l’amore coniugale da ogni altra forma di amore: «Questo amore è espresso e realizzato in maniera tutta particolare dall’esercizio degli atti che sono propri del matrimonio. Ne consegue che gli atti, coi quali i coniugi si uniscono tra loro in casta intimità, sono onesti e degni e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano e arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi». Gli atti propri del matrimonio non sono un’aggiunta né espressioni che potrebbero non esserci, ma esprimono e portano a perfezione l’amore; sono in sé stessi onorevoli, degni, esprimono l’amore e lo nutrono. Tra la dimensione spirituale dell’amore e quella fisica c’è un legame strettissimo, un reciproco nutrirsi per la crescita del legame sponsale.

Queste affermazioni richiamano la stretta relazione tra eros e agape. Possiamo definire l’eros come quel movimento che mi porta verso l’amato perché l’altro mi dona gioia, emozione, gratificazione, piacere. Potrebbe sembrare un movimento egoista che usa l’altro per un proprio piacere e anche per questo è stato spesso giudicato con sospetto in alcuni tornanti della storia del cristianesimo. Papa Benedetto ha ricordato la dignità dell’eros affermando: «La Chiesa, fedele alle Scritture, non ha rifiutato l’eros come tale, ma ha dichiarato guerra al suo stravolgimento distruttore poiché la falsa divinizzazione dell’eros lo priva della sua dignità, lo disumanizza» (Deus caritas est 4). Accanto all’eros, l’amore coniugale celebra un secondo movimento: l’agape. Nell’agape io vado verso l’amato perché desidero donargli qualcosa di me, anzi tutto me stesso; è l’amore come dono, altruismo, ricerca del bene dell’altro. Ecco l’amore coniugale nella sua specificità: la gioia che ricevo da te (eros) e quella che io dono a te (agape). Eros e agape sono inseparabili, l’uno nutre l’altro e insieme esprimono la particolarità dell’amore coniugale che tiene insieme corpo e spirito, erotismo e dono, gioia spirituale e piacere sensibile. Non si possono separare né si può immaginare l’uno senza l’altro, anche se nella vita reale non sempre brillano entrambi allo stesso modo.

Come non ricordare che dietro l’erotismo c’è l’opera creatrice di Dio che ha formato l’uomo e la donna nella differenza sessuale e ha consegnato loro la sfida di diventare una carne sola? La sessualità è un regalo meraviglioso, scrive papa Francesco (AL150). Il piacere sessuale non è solo eccitazione, ma anche apertura a un incontro. C’è una dimensione etica del piacere che non è solo consumazione dell’altro, ma apertura che diventa conoscenza e riconoscenza, accoglienza e dono, valorizzazione e apprezzamento. C’è del paradossale nel piacere, perché è insieme egoismo e altruismo, è “godimento di te”, ma anche un “vivere di te”. Il desiderio sessuale dice anche profondità, mistero, rivelazione e insieme piacere, sofferenza, brivido, appetito, ferita, nutrimento, emozione, vertigine. L’incontro sessuale è insieme personale e impersonale, vicino e lontano, splendente e oscuro. Nell’incontro sessuale l’uomo e la donna tendono a perdersi e smarrirsi nell’altro, il cui corpo non è esattamente l’altro, ma introduce nella sua vita.

Grazie ai gesti sessuali si può accogliere l’altro con la tenerezza che lo abbraccia nella parte più concreta e vera, nella sua estrema debolezza e vulnerabilità; ma si può varcare il fossato che separa dall’altro anche con la violenza, perché la carne è anche il luogo dell’eccesso, dello straripamento, della sovversione. L’erotismo è gioco, ma è anche cemento della carne, legame profondo, serietà. Papa Francesco afferma: «L’erotismo appare come manifestazione specificamente umana della sessualità. In esso si può ritrovare il significato sponsale del corpo e l’autentica dignità del dono» (AL 151). E ancora: «In nessun modo possiamo intendere la dimensione erotica dell’amore come un male permesso, bensì come un dono di Dio che abbellisce l’incontro tra gli sposi» (AL 152).

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