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SANT ANTONIO LUGLIO AGOSTO 26
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Una moltitudine davanti al trono

Don Carlo Broccardo

Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. (...) Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro...». Apocalisse 7, 9-17

l libro dell’Apocalisse, pur nella sua stranezza di simboli che si accavallano uno sull’altro, ha una logica narrativa coerente. Eravamo entrati nella sala del trono, con Dio che tiene in mano un rotolo “chiuso” con sette sigilli. Nessuno li può aprire, se non l’Agnello: solo lui può svelare il senso della storia. È quello che accade nei capitoli seguenti: sigillo dopo sigillo, la verità profonda della storia viene rivelata.

Ai primi quattro sigilli corrispondono quattro cavalieri: il primo cavalca un cavallo bianco, ed è simbolo della Parola di Dio o dello stesso Cristo (a onor del vero, bisogna dire che c’è molta discussione sul significato possibile di questo primo cavaliere); il secondo sta su un cavallo rosso fuoco, simbolo della guerra; il terzo su un cavallo nero, la fame; il quarto cavallo è verde: «colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli inferi lo seguivano» (Ap 6,8). Nella storia che tutti viviamo ci sono forze contrapposte molto potenti: quale prevarrà?

La risposta arriva con il quinto sigillo, quando compaiono «le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso» (6,9). In questo mondo sembra che vincano le forze del male (numericamente sono tre contro uno…), ma ai giusti perseguitati viene data una veste candida, simbolo della risurrezione. C’è solo da pazientare ancora un po’, ma alla fine la vita trionfa.

All’apertura del sesto sigillo il mondo cade a pezzi. L’Apocalisse lo dice con un linguaggio tradizionale, che troviamo in alcuni profeti dell’Antico Testamento e in alcuni apocrifi (i cosiddetti “apocalittici”), che non sono entrati a far parte delle sacre Scritture. «Vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come un sacco di crine, la luna diventò tutta simile a sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come un albero di fichi, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i frutti non ancora maturi. Il cielo si ritirò come un rotolo che si avvolge, e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto» (6,12-14). Con immagini grandiose e drammatiche Giovanni dice che il mondo finirà, tanto che la gente correrà dappertutto in cerca di un riparo.

Incontriamo così un tratto tipico della letteratura apocalittica: essa nasce in un contesto storico in cui c’è poca speranza che questo mondo possa essere sanato; ma Dio ha la capacità di ricominciare da capo. Chi dunque potrà salvarsi se tutto finirà? La risposta ovvia sarebbe: nessuno! E invece subito dopo ci sono due elenchi che fanno ben sperare.

Prima compaiono centoquarantaquattromila persone. Non è un numero da prendere alla lettera; sono «provenienti da ogni tribù dei figli di Israele»: dodicimila persone da ciascuna delle dodici tribù di Israele. Ma non sono i soli: il panorama si amplia al massimo e compare «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» (7,9). Chi sono? Sono coloro che sono rinati grazie alla morte di Cristo (la grande tribolazione) e ora ne condividono la risurrezione (di cui sono simbolo le vesti bianche e i rami di palma).

Basta poco, a volte, per perdere la speranza: un telegiornale, le notizie di guerra, la fatica quotidiana di tante famiglie. L’Apocalisse non nega tutto questo. Ci invita però a guardare più in profondità: il male esiste, ma non è il destino del mondo. E poi davanti al trono di Dio non c’è un piccolo gruppo di salvati, ma una moltitudine immensa; nessuno si senta escluso dalla speranza.