Anno 132 - Giugno 2020

Sulla soglia: appena dentro la vita

Germano Bertin

Sulle terre alte si comincia a salire al tempo dell’ultimo buio. Poco prima che si faccia giorno. Prima che l’alba riaffermi la bellezza della luce ci si fa trovare pronti. Già sulla soglia. Anzi in cammino. Uscire dal rifugio, dove si è abitata la notte, riaprire la cerniera della tenda, dove si è dato ascolto, a occhi chiusi, al sogno della vetta, è un gesto che raccoglie in sé tutti i sensi: lo sguardo, penetrante, insegue le prime tracce di luce; l’udito, attento, annusa le voci della notte; la pelle, increspata, misura e porta dentro l’umore del nuovo giorno; la bocca, curiosa e mai sazia, legge l’inconfondibile nome del mattino; il naso, che si fa ambasciatore di tutto il corpo, traspira, assorbe e insegue il vento, vero e principale nome delle terre alte.

E tutto questo accade sulla soglia, sulla linea di confine che permette, come un ponte che non si vede, di unire insieme sogno e realtà, desiderio e compimento, attesa e inizio, vecchio e nuovo, vissuto e divenire, sosta e cammino. Sulle pareti del monastero San Magno (Fondi di Latina) si legge: «... sogno di essere soglia, dove non c’è dentro e non c’è fuori, dove la notte può passare e il dolore non restare. Sogno di essere soglia, passaggio di piedi crocifissi, affaticati o leggeri, di piedi frettolosi, forse incerti oppure dubbiosi». Nulla resta fuori, sulla soglia...


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