Anno 138 - Gennaio 2026Scopri di più
Quando ti raggiunge la “domanda perfetta”
suor Marzia Ceschia

In questi ultimi anni si sono susseguiti importanti centenari francescani. Nel 2023 si sono commemorati due momenti particolarmente significativi nella vita del santo di Assisi: gli 800 anni da quando a Greccio Francesco volle rivivere la natività di Gesù rappresentandone al vivo l’evento e l’approvazione della Regola bollata da parte di papa Onorio III. Il 2024 ha fatto memoria del dono delle stimmate nell’esperienza sul monte della Verna. Nel 2025 si è ricordato l’ottavo centenario del Cantico delle Creature, composto dal santo a San Damiano dopo una notte di travaglio fisico e spirituale. Il 2026 è l’anno in cui si ricorda l’ottavo centenario della morte del santo: la sua personalità universalmente conosciuta e amata, non solo dai cristiani, è ancora talmente viva e capace di comunicare il messaggio rivoluzionario del Vangelo che abbiamo pensato di ripercorrerne l’esperienza anche noi – con questa rubrica – soprattutto cogliendo la forza della sua proposta spirituale.
Ma chi era Francesco? Figlio del mercante di stoffe Pietro di Bernardone e di Madonna Pica, nasce ad Assisi nel 1182 mentre il padre si trova in Francia per affari. Battezzato col nome di Giovanni, è lo stesso Bernardone al rientro dal suo viaggio a volere per lui il nome “Francesco”. Di famiglia facoltosa, è un giovane allegro, circondato di amicizie, conosciuto in Assisi come il re delle feste.
La Leggenda dei tre Compagni (la più importante delle biografie non ufficiali del santo d’Assisi) ne traccia in questi termini anche il profilo caratteriale: «Giunto all’età adulta e dotato di ingegno acuto, egli prese a esercitare la professione paterna, cioè il commercio, ma con stile completamente diverso. Francesco era tanto più allegro e generoso, dedito ai giochi e ai canti, girovagava per la città di Assisi giorno e notte con amici del suo stampo, tanto generoso nello spendere da dissipare in pranzi e altre cose tutto quello che poteva avere o guadagnare. […]La madre, quando sentiva i vicini parlare della prodigalità del giovane, rispondeva: “Che ne pensate di mio figlio? Sarà sempre un figlio di Dio, per sua grazia”» (Fonti Francescane 1396).
Francesco coltivava un sogno: diventare cavaliere. Come tutti i giovani di tutti i tempi desiderava che la sua vita si realizzasse in qualche impresa grande, voleva un successo sul quale non è il caso di fare moralismi – come quando si sente dire che Francesco da giovane era bramoso “di gloria” – ma che ci suggerisce che il Signore interviene nelle aspirazioni grandi dell’essere umano e che dovremmo, noi adulti in particolare, saper suscitare aneliti grandi nei giovani, tali da mettere in movimento tutte le loro energie migliori! Nel 1202 l’assisiate combatte per Assisi contro Perugia e viene catturato nella battaglia di Collestrada, trascorrendo quasi un anno in prigione. Riscattato dal padre, torna ad Assisi segnato dalla malattia, ma ancora vorrebbe provare a mettersi al seguito di Gualtiero di Brienne e andare a combattere in Puglia. A Spoleto fa un’esperienza che lo costringe a rimettere in discussione tutti i suoi piani. Mentre sta riposando, nel dormiveglia una voce lo raggiunge ponendogli una domanda essenziale: «Chi può esserti più utile: il padrone o il servo?». Potremmo intenderla in questi termini: Francesco, a chi decidi di dare potere sulla tua vita?
Quanto è importante che ci raggiunga la domanda giusta! Non la soluzione, non il comando, non l’itinerario già tutto definito, ma la domanda che ci rinvia al senso del nostro camminare! E Francesco riflette su quelle parole, ne è stupito, ritorna ad Assisi: «Mutato interiormente», ci raccontano ancora I tre Compagni, «non gli importava più di andare in Puglia e desiderava solo di conformarsi al volere divino» (Fonti Francescane 1401). Ancora non sapeva come, ancora non sapeva dove, ma sentiva che c’era un’alternativa di felicità, di pienezza. È così che ci muove la speranza.

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