Anno 132° - Giugno 2020

Prendersi cura prima di curare

Don Livio Tonello, direttore

“Cura Italia” è lo slogan che ha accompagnato i decreti ministeriali di queste settimane per rilanciare il Paese. Di fronte all’emergenza della pandemia ci siamo trovati a curare migliaia di persone contagiate nel corpo e nello spirito. Mai come in questi mesi abbiamo visto tanti medici, tanti infermieri e ospedali. Ma paradossalmente nei luoghi in cui la cura doveva essere di casa, proprio lì è mancata. Il virus si è diffuso, in molti casi, a partire dalle strutture sanitarie. Abbiamo avuto notizie di case di riposo trasformate in obitori, e dove doveva esserci più attenzione è mancata la prevenzione. Ora ci rendiamo conto quanta saggezza sia inscritta nel detto “meglio prevenire che curare”.

Tutti ci chiediamo cosa cambierà nel nostro e altrui stile di vita al termine della pandemia. Sicuramente stiamo imparando che il nuovo slogan dovrà essere quello del “prendersi cura” prima ancora che cominciare a curare. Prendersi cura di tutto e di tutti. Di sé stessi, degli altri, del pianeta. Sarà un’opera virtuosa per non farci ammalare di individualismo e di autosufficienza, quanto piuttosto contagiare di attenzioni, di solidarietà e altruismo. Prendersi cura è anticipare, vedere prima. Significa porre attenzione a tutte le situazioni che potrebbero degenerare. L’assenza di rispetto dell’altro uccide più di un virus. L’indifferenza genera le lente agonie di migliaia di persone nel mondo.

L’egoismo devasta l’habitat naturale a fronte di interessi economici sconsiderati. Le conseguenze di ciò che stiamo seminando le avremo un domani. Per questo dobbiamo convincerci a investire risorse ed energie per avere cura e non dover essere costretti a curare. Papa Francesco nell’esortazione Laudato sii sulla “cura della casa comune” ha richiamato con forza questi principi: «La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare» (n. 13). Parole profetiche, significative per tutti, credenti e non. Perché qualcosa sta cambiando.

Anzi è già cambiato. Quella che ancora ci manca è una mentalità comune per cambiare le cose in meglio. Non significa solo rendersi conto che le conseguenze dannose degli stili di vita e del consumo colpiscono tutti, bensì fare in modo che le soluzioni siano proposte a partire da una prospettiva globale. Le risposte alle emergenze hanno dimostrato quanto sia difficile allargare lo sguardo e sentirsi comunità. Lo dimostra l’Europa, unita sulla carta, ma divisa nella solidarietà comunitaria. Carissimi aderenti all’Associazione, ci impegniamo sempre di più a prenderci cura gli uni degli altri.

Lo facciamo spiritualmente ogni giorno, ricordando coloro che ci hanno lasciato e invocando la benedizione di sant’Antonio per tutti, in particolare per chi si trova in difficoltà. C’è una cura che si esprime anche nella distribuzione del pane, dei pasti, nel dare un tetto a chi non ha dove posare il capo. Ci affidiamo al Santo, nostro grande amico, in questo mese nel quale si celebra la sua festa (13 giugno), affinché lui per primo si prenda cura di noi con la sua protezione.

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