Anno 138 - Aprile 2026Scopri di più
L’evocazione del “terzo giorno”
Fratel MichaelDavide Semeraro

Ho una domanda sulla risurrezione di Gesù. Nel Credo diciamo che è risorto “il terzo giorno”, e anche i Vangeli lo affermano. Però, guardando i giorni della settimana, dalla morte di Gesù avvenuta alle tre del pomeriggio il Venerdì Santo alla Domenica di Pasqua, sembrano passare solo due giorni; addirittura un solo giorno se facciamo riferimento alla veglia pasquale del Sabato, nella quale già ci scambiamo l’augurio pasquale. Come si deve intendere, nella nostra fede, il significato di “terzo giorno?”.
C.B. (Isernia)
L’evocazione del “terzo giorno” non è un riferimento cronologico né una misurazione delle ore intercorse tra la morte e la risurrezione del Signore. Nelle Scritture il “terzo giorno” indica il momento dell’intervento di Dio proprio quando si pensa che ormai non ci sia più nulla da fare e ancor meno da sperare. Il “terzo giorno” indica l’Ora di Dio che è sempre capace di mutare il dolore in gioia, la morte in vita. Inoltre gli antichi avevano un modo diverso di contare i giorni che cominciavano al tramonto del giorno precedente e non, come per noi, dopo la mezzanotte. Per cui secondo la cronologia dei Vangeli, se il Signore è morto la sera della Parasceve - vigilia del sabato - e fu incontrato dalle donne come Risorto alle prime luci dell’alba del primo giorno dopo lo Shabbat, siamo all’alba del terzo giorno! Il conteggio cioè include il venerdì (primo giorno), il sabato (secondo giorno) e la domenica (terzo giorno), che iniziava già la sera del sabato. Per questo la celebrazione della risurrezione di Cristo viene celebrata nella Veglia pasquale, nella notte di quello che per noi è il sabato.

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