Anno 138 - Luglio-Agosto 2026Scopri di più
Il tuo 5x1000 diventa pane... alle Cucine
Michele Nicolè

Le Cucine Economiche Popolari (CEP) di Padova sono da oltre 140 anni un segno concreto di accoglienza e prossimità verso le persone più fragili. Nata nel 1882, quest'opera è cresciuta fino a diventare un riferimento essenziale per la Città, capace di rispondere ai bisogni primari senza mai perdere di vista la dignità e l’unicità di ogni persona. In questo impegno l’Associazione Universale di S. Antonio è da sempre al loro fianco e, negli ultimi anni, ha scelto di destinare alle Cucine quanto raccolto attraverso il 5x1000, sostenendo così un aiuto che ogni giorno si traduce in cibo, cura, ascolto e possibilità di ripartenza. Per conoscere più da vicino questa realtà abbiamo incontrato suor Albina Zandonà, che ne guida il servizio.
Suor Albina, in una giornata “tipo” alle Cucine quali sono i momenti chiave dell’accoglienza? Partendo dai servizi essenziali (mensa, docce, guardaroba, ambulatorio, ascolto) e dai numeri del 2025 (83,814 pasti, 3,778 docce, 2.738 prestazioni sanitarie, 933 colloqui effettuati) può raccontarci come questi gesti si trasformano in relazioni e percorsi di autonomia?
Le Cucine sono “la cucina di Padova”, come amava chiamarle Stefania Omboni, la fondatrice. In una casa la cucina è il luogo affettivamente caldo dove ci si rilassa davanti a un piatto di pasta che sfama non solo la fame fisica, ma tante volte è ristoro alla fame esistenziale. Alle Cucine ogni gesto è un atto di attenzione verso chi non riceve riconoscimento. Ogni gesto ha come primo obiettivo quello di far sentire la persona a casa, dove può recuperare le forze per riprendere il viaggio della vita. Ci sono storie di rinascita e storie di continui fallimenti, ma continuiamo a esserci e a sperare che la persona possa riprendere il proprio cammino.
Dietro ogni numero c’è una storia. Può condividere un esempio recente di “ripartenza” resa possibile dalla rete delle Cep (operatori, suore, volontari) e dalle collaborazioni territoriali (Caritas, UlSS, Centro per l’Impiego) che mostri come l’aiuto materiale diventa dignità riconquistata?
Antonio (nome inventato) usufruisce dei vari servizi delle Cucine Economiche Popolari. Durante il periodo invernale è stato accolto in un appartamento gestito da una parrocchia in collaborazione con la Caritas e il Comune di Padova. I volontari della parrocchia si sono presi a cuore la sua situazione di forte fragilità psico-sociale. Finito il periodo dell'accoglienza invernale (dicembre-febbraio), la Caritas ha dato voce alle preoccupazioni dei volontari all'idea che Antonio ritornasse in strada aprendo spazi di riflessione nei Servizi Sociali. Attualmente, grazie alla rete di aiuti, Antonio non dorme in strada e ha iniziato un percorso di rinascita.
I dati Istat segnalano un aumento della povertà assoluta e a Padova cresce la domanda sociale. Che cosa osservate “dal fronte” sulle nuove fragilità? Quali risposte funzionano davvero e quali alleanze servono per fare un salto di qualità?
Quando una persona entra alle Cucine Economiche Popolari la prima risposta è: accoglienza. Funziona quando guardo la persona nella sua verità mettendomi in un ascolto umile e non incasello chi ho di fronte dentro categorie prestabilite: straniero, povero, tossico, alcolizzato eccetera. Funziona quando il mio sguardo sa vedere le fragilità, ma anche le potenzialità di cui ogni persona è portatrice. Solo in un secondo momento si cerca di approfondire la situazione e offrire risposte più aderenti al bisogno della persona. Funziona quando al centro c'è la persona e non i servizi: in questa ottica i servizi si mettono in relazione cercando il bene della persona. Non è facile perché alcune volte si rischia di difendere il proprio servizio e non la persona.
Le Cucine vivono di una “economia della fiducia”: donazioni, 5x1000, volontariato. Se dovessimo indicare ai nostri sostenitori “che cosa rendono possibile” - oggi e nelle “Cucine del futuro” - quali priorità indicherebbe?
Le Cucine sono una realtà economicamente fragile: abbiamo bisogno di persone di buona volontà che credano con noi che ogni persona ha il diritto di essere aiutata quando vive una situazione di fragilità economica o esistenziale. Aiutare non è facile: ci vuole cuore e professionalità. Servono spazi belli perché uno possa riprendere il gusto della vita, ci vogliono risposte concrete ai bisogni primari (mangiare, lavarsi, vestirsi...), ma sono altrettanto importanti i bisogni relazionali. Le “nuove” Cucine che si stanno realizzando grazie anche al sostegno dell'Associazione Universale di S.Antonio offriranno spazi luminosi per chi sta vivendo un momento buio; un cortile dove poter sostare in attesa di usufruire dei servizi offerti e non come ora che si attende in strada sotto gli sguardi non sempre benevoli dei passanti; spazi di ascolto per chi è invisibile agli occhi di molti. Tutto questo necessita un aiuto economico per mettere al centro chi vive una situazione di povertà, seguendo l'insegnamento del nostro maestro che è Gesù Cristo.

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