Anno 132° - Aprile 2020

I verbi del mattino

Don Livio Tonello, direttore

Il nuovo giorno inizia con l’alba, prima parte della giornata che si allarga nell’aurora. Per molti è il momento più bello, per altri un fastidioso esodo dal mondo dei sogni. In quei frangenti due sono i verbi che esprimono i primi attimi dell’aprirsi al mondo: svegliarsi e alzarsi. Sono verbi riflessivi che dicono una azione che ci riguarda, messa in atto dalla e sulla nostra persona. Il primo, svegliarsi, non comporta nemmeno un atto volontario perché gli occhi si aprono naturalmente. Si passa dal sonno allo stato di veglia senza rendersene conto. La sensazione è quella di passare dalla morte alla vita, da una condizione di incoscienza a una esistenza consapevole.

Alzarsi, invece, comporta un esercizio di volontà... e a volte molto impegnativo. Una volontà sostenuta dagli impegni che ci attendono, dal senso del dovere, dal desiderio di fare qualcosa. Che sia stato così anche per la risurrezione di Gesù? I verbi del mattino di Pasqua usati negli scritti neotestamentari - Dio lo ha risuscitato dai morti (At 3,15), è stato risuscitato (Rm 4,25), è risuscitato (1Ts 4,14) - sono espressivi di una insospettata profondità di significati: destare, far sorgere dal sonno, far alzare chi giace, rialzare, rialzarsi da terra. Verbi che indicano l’intervento del Padre sul Figlio, l’azione propria dello Spirito vitale su Gesù. È un agire creatore, segno della potenza divina come al principio della creazione.

Tutto è avvenuto per una iniziativa di grazia, iniziativa liberatrice a favore del Crocifisso. L’evento unico della risurrezione ci rimanda alla vita, alla ripresa, a un nuovo inizio. È una nuova creazione che diventa il punto di partenza del cristianesimo. Lo diventa ogni giorno per i cristiani come possibilità, come tempo prezioso nella modalità di una ripartenza. Quest’anno l’aspettativa si carica di un significato particolare nell’attesa della fine dell’emergenza da “coronavirus”.

Nel momento in cui scrivo non sappiamo ancora se sarà possibile celebrare nel modo consueto la Pasqua. Sentiamo perciò più forte l’anelito a riprendere la quotidianità delle nostre azioni. Desiderare la salute è la consapevolezza di un dono totalmente gratuito che sprona a riprendere il cammino con più vigore. Questa pandemia, forse, è l’occasione per riflettere sullo stile di vita e sul discernimento di ciò che è essenziale, di ciò che rimane, di ciò che conta. La consapevolezza che ci accompagna è che il Signore è avanti a noi, Lui che ha inaugurato l’alba di un giorno nuovo.

Nell’alba di duemila anni fa non nasce più un giorno come gli altri. È cominciato il giorno senza tramonto, quello annunciato nell’inno dei Vespri nella liturgia delle ore del mercoledì: «Artefice e Signore / della terra e del cielo / aurora inestinguibile / giorno senza tramonto». Il nostro “risorgere quotidiano” si perpetua in questa attesa di una uscita dal rituale ripetitivo delle albe e dei tramonti. Il desiderio di ri-alzarci dopo la quarantena (che quest’anno ha fatto da pendant con la quaresima) è anche un atto di fede, fatto in nome del Risorto che ha vinto il male e la morte.

Buona risurrezione nel Signore!

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