Anno 138 - Maggio 2026Scopri di più
Quaranta giorni o un quarto di secondo?
Andrea Canton

Quaranta giorni o duecento millisecondi? È la distanza che separa il tempo della Bibbia dal tempo dei social media. Da una parte la sapienza antica che chiede all’uomo di fermarsi, digiunare, camminare nel silenzio. Dall’altra un pollice che scorre lo schermo e un cervello che in un quarto di secondo ha già deciso se provare qualcosa oppure passare oltre. Nella Scrittura il numero quaranta scandisce i momenti in cui l’essere umano è chiamato a fare verità con sé stesso. Mosè resta quaranta giorni sul Sinai senza mangiare né bere, in ascolto di Dio. Elia, prostrato e in fuga, cammina quaranta giorni nel deserto per ritrovare la voce del Signore. Gesù stesso si ritira quaranta giorni prima di iniziare la sua missione. Quaranta giorni servono ai Niniviti per convertirsi, a Noè per attendere che la pioggia purifichi il mondo. È un tempo lungo, scomodo, che la Bibbia pone come condizione necessaria per ogni trasformazione autentica. Il nostro cervello, però, oggi, nel tempo del digitale vive a un’altra velocità. Gli studi di neuroscienze ci dicono che bastano tredici millisecondi per identificare un’immagine, duecento per attivare la prima risposta emotiva, meno di due secondi per decidere se un contenuto merita attenzione o va…
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