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Vai bene così... anche senza like

Gabriele Pedrina

Scrolli. E ancora scrolli. E intanto, senza accorgertene, qualcosa ti si muove dentro. Non volevi, eh. Hai aperto Instagram “solo per un attimo”. Cinque minuti di pace. Dieci, vai. Ma dopo venti minuti, invece che rilassato, ti senti più piccolo, più stanco, più… boh. Strano. Difficile capire perché. Cosa avrai visto di insolito? Venticinque facce felici, sedici fisici scolpiti, tre vacanze perfette in Grecia, quattro consigli per diventare ricco entro i 22 anni e un paio di occhi profondi che ti dicono con il cuore in mano «Vai bene così, accettati come sei». E lì qualcosa non torna. Perché dopo tanto scrollare tra immagini e messaggi belli, positivi e motivanti… ti senti strano? Forse perché dopo tutto quel “vai bene così”, ti senti invece uno che non va affatto?

Mi sa che quel messaggio – che sulla carta è bellissimo – in realtà, sotto sotto suona un po’ finto o almeno difficile da credere. Perché te lo dicono persone già a posto, o almeno così sembrano. Con la pelle luminosa, la voce serena e il monolocale con la pianta giusta sullo sfondo. E tu, nel frattempo, stai guardando il telefono in tuta, con la faccia sbattuta e un senso di colpa per non aver fatto nulla di “produttivo” da stamattina. E allora sì, magari “vai bene così”, ma… davvero così?

Anche la motivazione, a volte, fa più male che bene. Video pieni di grinta che ti spingono a cambiare vita, alzarti alle 5, spaccare tutto. Ti gasano, certo. Per due minuti. Poi guardi il tuo divano e pensi: «Spacco cosa, esattamente? Il pacco di biscotti?». E lì subentra la sensazione di essere fuori, come se il mondo avesse già iniziato una nuova partita e tu stessi ancora caricando la schermata iniziale.

È strano. Nei social si parla tanto di autenticità, di mostrarsi per come si è, di accettarsi. Ma spesso lo fanno dentro contenuti ultra curati con l’illuminazione perfetta, la caption studiata e i filtri giusti. È come dire: «Mostrati per come sei, ma fallo bene. Sii naturale, ma con stile. Accettati, ma che almeno funzioni su TikTok». Non è colpa di nessuno. È il modo in cui è fatto questo mondo. Un mondo che ti guarda sempre, anche quando non ti mostri perché, anche se nessuno ti dice niente, finisci per giudicarti da solo. È un confronto silenzioso, ma costante. Ti entra nelle dita mentre scorri, negli occhi mentre guardi, nei pensieri mentre cerchi di dormire. Forse è per questo che accettarsi è così complicato. Perché non è solo una questione di volontà o di carattere. È una questione di ambiente, di aspettative, di pressione invisibile. Di come siamo abituati a mostrarci e a guardare gli altri. Sì, perché poi viene facile mettersi a giudicare gli altri, quelli messi peggio di noi.

E allora, forse, accettarsi non è questo grande atto eroico che succede una volta per tutte. Magari è qualcosa di più incerto. Tipo riuscire a non trattarsi male nei giorni storti. Non darsi addosso se si è spenti. Non pensare di valere meno solo perché oggi non si ha niente da raccontare. Forse accettarsi non è sentirsi sempre in pace, ma non scappare da sé stessi anche quando si è in disordine. Forse non è urlare “io mi amo” davanti allo specchio, ma riuscire a dire: «Oggi non mi piaccio, ma va bene. Domani ci riprovo».

Sarebbe la volta che riusciamo a essere benevolenti con tutta quella gente fuori dagli “schermi”, apparentemente insignificante, ma che, non per questo, dovrebbe smettere di credere in sé stessa e nel proprio valore.

Non è facile, e forse non lo sarà mai del tutto. Ma se anche un piccolo pezzo di questo discorso ti ha fatto sentire un po’ meno solo, un po’ più capito, allora sì, qualcosa ha già funzionato. Anche senza filtro. Anche senza like. Anche così.