Anno 138 - Ottobre 2026Scopri di più
Tre lettere per dire l'amore di Dio
suor Mary Melone

Il percorso attraverso i Sermoni rivela che la pace assume per Sant'Antonio una molteplicità di significati, si arricchisce di svariate sfumature e porta con sé indicazioni concrete per il vissuto cristiano. Tra questi diversi significati se ne trova uno che è particolarmente singolare, perché collega direttamente la pace al mistero del Dio Trinità. Il testo si trova nel Sermone per la Domenica dell’Ottava di Pasqua, 7, lì dove il Santo sta commentando il saluto di pace di Gesù Risorto che appare ai suoi discepoli: «Osserva poi che nella parola pace, pax, ci sono tre lettere che formano una sola sillaba: in questo viene raffigurata l’Unità e la Trinità di Dio. Nella P è indicato il Padre; nella A, che è la prima delle vocali, è indicato il Figlio, che è la voce del Padre; nella X, che è una consonante doppia, è indicato lo Spirito Santo, che procede da entrambi [dal Padre e dal Figlio]. Quando dunque disse: Pace a voi, ci raccomandò la fede nell’Unità e nella Trinità».
Antonio, come è noto, scrive in latino e in latino la parola pace è formata da solo tre lettere: pax. Con la creatività di cui frequentemente dà prova nei suoi scritti egli assegna alla parola intera il compito di indicare l’unità di Dio, mentre attribuisce alle singole lettere un riferimento alle tre Persone divine, assicurando così la confessione di fede sia nell’Unità che nella Trinità di Dio. Se, tuttavia, è facile comprendere il riferimento all’Unità, perché si esprime nel fatto che la parola pax si compone di un’unica, indivisibile sillaba, più difficile sembra il compito di giustificare il legame delle singole lettere alle tre Persone della Trinità. E invece Antonio riesce ad assolvere anche questo compito con molta proprietà e precisione teologica, suscitando il nostro stupore per la sua capacità di evocare la profondità del mistero trinitario attraverso tratti semplici e brevissimi. La P, infatti, richiama immediatamente la Persona del Padre, che è la prima Persona della Trinità, come la P è la prima lettera della parola pax.
Ma perché legare la lettera A al Figlio? Perché, spiega Antonio, è la prima delle vocali e ben si adatta al Figlio, che è generato dal Padre come Verbo, cioè come la sua Parola, come Colui che lo rivela. Antonio racchiude tutto questo dicendo: il Figlio è la voce del Padre. La voce, perciò, è opportunamente significata dalla prima vocale. Lo Spirito, infine, viene associato alla X che, come spiega Antonio, è una vocale doppia (x:cs). È proprio questa sua caratteristica a renderla adatta alla Persona dello Spirito che, nel mistero di Dio, è Colui che unisce nell’amore il Padre e il Figlio, è la loro comunione, perché il Padre e il Figlio si uniscono nel dargli origine. Antonio lo precisa evocando l’espressione che si trova nella versione latina del Credo che professiamo: procede da entrambi (dal Padre e dal Figlio).
Rimane però un interrogativo di fondo: cosa ha a che fare il mistero della Trinità con la pace? Antonio scrive espressamente che «Quando Gesù disse: Pace a voi, ci raccomandò la fede nell’Unità e nella Trinità»: la sua attenzione, cioè, non si sofferma tanto sugli aspetti teologici del mistero, ma sulla fede che dobbiamo nutrire nel Dio di Gesù Cristo, che è Padre, Figlio e Spirito Santo. L’approfondimento teologico non è dunque lo scopo principale, ma è comunque essenziale per nutrire la fede, per assicurare a essa un solido fondamento attraverso la penetrazione del mistero, per quanto possibile. Contemplando il mistero di Dio Padre, Figlio e Spirito, infatti, si può comprendere che Dio è amore, che la sua vita intima è comunione, perché è dono dell’amore reciproco tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Sant'Antonio ci aiuta così a comprendere che la pace che il Risorto ha donato alla Chiesa e a tutti noi, credenti in Lui, è partecipazione all’amore di Dio, è prendere parte alla vita di comunione di Dio, frutto del dono di amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!

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