Anno 138 - Ottobre 2026Scopri di più
Le esigenze dell'amore
mons. Giampaolo Dianin, vescovo

Ogni relazione d’amore è sottoposta a innumerevoli sfide che possono essere di due tipi: quelle che possiamo chiamare “compiti evolutivi” e poi gli “imprevisti della vita”. I compiti evolutivi riguardano ogni coppia: imparare a stare insieme benché si sia differenti; i primi anni condivisi, con la novità e la fatica dell’adattamento; la nascita di un figlio che rivoluziona tutti gli equilibri raggiunti; la relazione con le rispettive famiglie d’origine che non è mai scontata né per la giovane coppia né per i loro genitori.
Poi ci sono le stagioni della vita che costringono a non dare mai nulla per acquisito una volta per tutte, ma chiedono continue elaborazioni e ripartenze. Gli imprevisti della vita – che poi non sono sempre imprevisti – possono essere le crisi di uno dei due a livello personale o lavorativo; l’insoddisfazione rispetto alle aspettative di felicità che si portava nel cuore; la presenza di una terza persona che da tentazione diventa il sogno di una relazione diversa e più promettente. Ci sono equilibri da trovare tra l’identità di ciascuno dei due e la relazione tra loro, come anche tra la continuità di una scelta di vita e gli inevitabili cambiamenti che la vita esige.
Non si vive di rendita: occorre mettersi in discussione, costruire e ristrutturare insieme. La stella polare è la consapevolezza che essere insieme non deve eliminare la vocazione di ciascuno dei due. La coppia non è la morte dell’individualità di ciascuno, ma un terreno fecondo dove ognuno può crescere e diventare sempre più una persona bella proprio grazie all’amore dell’altro che non soffoca, ma apre a nuove possibilità. In passato poteva sembrare più semplice perché la donna era l’angelo della casa e l’uomo poteva crescere a livello professionale sapendo di poter contare sulla stabilità delle radici familiari. Oggi entrambi sentono necessario curare la propria vocazione personale dentro la vocazione sponsale. Se le due non sono in concorrenza, è anche vero che non è facile trovare degli equilibri.
Forse è anche per questo che molti preferiscono la realizzazione personale al legame matrimoniale, ritenuto una palla al piede per la propria vita. Un avvocato che si sposa, per esempio, non è chiamato a mettere dei freni alla sua passione di avvocato, ma allarga, arricchisce e nutre la sua vita con la linfa dell’amore che può farlo sentire ancora più felice anche del suo lavoro. Ma è anche vero che dovrà mettere in conto dei cambiamenti nella sua vita, dovrà ripensarsi di fronte alla relazione di coppia e anche alla vocazione della persona che ha sposato. Più difficile in questo contesto è la condizione della donna che nel legame sponsale dovrà mettere in conto i figli che, nonostante una nuova responsabilità del padre, comunque mettono sulle sue spalle accanto a grandi gioie anche qualche prezzo a volte non piccolo.
L’amore è essenziale alla vita di tutti, non è un accessorio né un aspetto di cui si può fare tranquillamente a meno. Rinunciarvi è perdere un aspetto decisivo per la nostra realizzazione umana. Un prete o un consacrato non rinuncia all’amore, ma abbraccia un amore diverso che nella relazione con Dio incontra anche un’inedita ricchezza relazionale. L’amore ha anche delle esigenze, dei tempi, delle scelte richieste sia a colui che sceglie Dio e i fratelli, sia a chi sceglie la strada del matrimonio. Spesso tutto questo viene tradotto col linguaggio delle scelte e delle rinunce, ma sarebbe più corretto riconoscere che si tratta di una sfida: se prendiamo sul serio una storia d’amore, si aprono davanti potenzialità inedite, panorami meravigliosi che hanno il volto della persona che amo e mi ama, che mi è accanto nelle gioie e nelle fatiche, e poi ci sono i figli che danno ulteriori motivazioni anche al proprio impegno lavorativo. Ma la sfida rimane sempre aperta.

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