Anno 138 - Maggio 2026Scopri di più
Il mosaico della creazione
Elide Siviero

Non amo molto fare i puzzle. C’è mia cognata che invece è bravissima: io ho sempre il timore di perderne un pezzo, perché se ne manca anche uno solo, quell’unico buco si vede. Nei puzzle tutti i vari pezzi sono diversi, ma necessari.
In questi giorni sono davvero colpita dalla parola diversità che indica varietà, molteplicità, discordanza. Deriva dal verbo divèrtere, un derivato di vèrtere, “volgere”, che ha il significato di “rivolgersi altrove”, cioè di non avere un unico punto di vista, un unico focus. Così possiamo notare la diversità dei popoli, delle lingue, delle culture. Ma anche la diversità fra fratelli; persino i gemelli identici in realtà sono diversi. Non c’è un fiocco di neve uguale all’altro. Sembra proprio che Dio ami la diversità, che ne abbia fatto il suo punto di onore.
È interessante notare che nel libro della Genesi dopo il diluvio universale, Dio benedice Noè e i suoi figli, così la storia può riprendere. La Genesi dedica un intero capitolo a una lunga lista di popoli, lingue, territori, genealogie: un mosaico variegato, quasi a dire che la vita quando rinasce non produce fotocopie, ma diversità (cfr. Gen 10). È nel moltiplicarsi dei volti e delle culture che la benedizione di Dio si esprime. Tuttavia, questo movimento di differenziazione espone a un rischio che l’umanità percepisce come minaccioso: la dispersione. Dopo aver conosciuto la fragilità dell’esistenza con il diluvio, l’umanità ha paura di frantumarsi, di non ritrovarsi più come un solo popolo. È in questo contesto che troviamo il racconto della Torre di Babele, collocato immediatamente dopo l’elenco dei popoli (Gen 11,1-9).
L’episodio si apre con una nota apparentemente rasserenante: «Tutta la terra aveva una sola lingua» (v. 1): una condizione che potrebbe sembrare ideale per la pace; ma il seguito rivela subito una certa ambiguità: «Venite costruiamoci una città e una torre la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome per non disperderci su tutta la terra» (v. 4). L’intenzione è quella di creare un unico punto di convergenza per garantire l’unità della famiglia umana e allontanare la paura della disgregazione. Il progetto apparentemente buono nasconde una logica mortale. L’unità è cercata non attraverso l’armonia delle differenze, ma mediante l’uniformità. Tutti parlano la stessa lingua, ripetono le medesime parole. Per questo Dio lo impedisce: è il sogno che contraddice il suo volere, un mondo dove nessuno è diverso e tutto è prevedibile.
Primo Levi ne Il sistema periodico scriveva: «Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape: il fascismo non li vuole, li vieta, e per questo tu non sei fascista; vuole tutti uguali e tu non sei uguale». «Solo quando tutti saranno diversi, tu potrai essere uguale agli altri», è la frase che dice la madre a suo figlio nel film “Il mio piccolo genio”. San Paolo parlerà della Chiesa come di un unico corpo, costituito da membra diverse (cfr. 1Cor 12). Ma la vera esaltazione della diversità c’è a Pentecoste: la tragedia della torre di Babele non viene risolta perché tutti parlano una sola lingua, ma perché tutti capiscono lingue diverse!
L’opera dello Spirito Santo ci riporta al senso della creazione in cui tutti i pezzi diversi formano un unico puzzle, uniti insieme dalla Sua forza. Dio esprime tutta la sua grandezza, dando vita a un uni-verso, cioè a quello che si indirizza verso l’Uno, che è Lui stesso, ma con tutte le preziose diversità.

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