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s.antonio ottobre 2026
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I costi nascosti del digitale

Andrea Canton

Quando a fine Ottocento venne accesa la prima lampadina, il mondo si fermò ad ammirarne il bagliore. Pochi guardavano oltre il filamento: dietro c'era già la centrale elettrica a carbone che bruciava per tenerla accesa. La stessa dinamica si ripete oggi con l'intelligenza artificiale: tutti fissano lo schermo che risponde in un istante, pochi pensano al capannone di server, alle turbine, ai fiumi d'acqua che servono per raffreddarli.

Il conto ambientale è già arrivato. Nel Nordest italiano i data center sono passati in un anno da 21 a 33, più 57%, mentre il fabbisogno elettrico mondiale del digitale, secondo l'Agenzia internazionale per l'energia, raddoppierà entro il 2030. In Veneto, dove tra 2000 e 2010 sono state chiuse le centrali termoelettriche senza sostituirle, la produzione locale è scesa del 49%.

Il secondo conto è geopolitico. Negli Stati Uniti la crescita dei data center incontra una resistenza civica bipartisan senza precedenti: nel primo trimestre 2026 sono stati bloccati progetti per 130 miliardi di dollari, in California un referendum li ha vietati del tutto. Un conflitto scomodo, ma segno di una società che chiede ancora conto di come si costruisce il proprio futuro digitale. In Cina, dove lo Stato ha appena stanziato 295 miliardi per una rete nazionale di calcolo, quella domanda non si pone: decide il governo, punto.

L'Europa, e l’Italia in particolare, non hanno né l'una né l'altra cosa: non la mobilitazione civica americana, perché qui i grandi impianti quasi non arrivano, né la regia statale cinese. Resta un continente che scrive ottime regole, come l'AI Act (entrato in vigore nell'agosto 2024), senza costruire ciò che dovrebbero governare: dipendente per il cloud da Washington, per i componenti critici da Pechino.

È una lezione che la dottrina sociale della Chiesa conosce bene. Nell'enciclica Magnifica Humanitas, Leone XIV scrive che le comunità non possono essere ridotte a destinatarie di decisioni prese altrove, nelle stanze opache dove si scrivono gli standard. Vale per un algoritmo quanto per una centrale elettrica: la sussidiarietà è il diritto di avere voce in capitolo su ciò che consuma il territorio in cui si vive.