III DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO A
Dal Vangelo di Giovanni
«Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
È solo acqua?
Si apre oggi una trilogia catecumenale dedicata ai "segni" giovannei, tappe fondamentali per penetrare l’identità e la missione di Cristo. Al cuore del dialogo con la Samaritana vibra il simbolo dell’acqua: non semplice elemento biologico, ma realtà spirituale che sostiene l'esistenza. Gesù offre un dono inesauribile, una grazia che, una volta accolta, trasforma il beneficiario in sorgente per gli altri. In questo incontro, l’acqua trascende se stessa per farsi speranza, vigore rigenerante e promessa di rinnovamento. Eppure, l’equivoco della Samaritana persiste nel nostro tempo: l’illusione di confondere i mezzi umani con la Sorgente, credendo che le realtà terrene possano, da sole, generare senso e valori assoluti. Senza lo slancio verso ciò che placa la sete profonda dell’anima, l’acqua resta muta; la materia, priva di spirito, non disseta il cuore.
In alto: Annibale Carracci, Cristo e la Samaritana al pozzo, 1593–1594 c.a, Pinacoteca di Brera, Milano - Wikimedia Commons

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