III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A
DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO
Dal vangelo di Matteo
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Chi ha spento la luce?
Verrebbe proprio da pensare così di fronte alle vicende umane odierne. Nella terra di Gesù non si vede più la luce che ha acceso; non c’è speranza di pace duratura da decenni; le armi continuano ad alzare la loro voce... E lo stesso vale per il mondo intero! Quante le Galilee ancora presenti: terre di pagani, di transito, di commerci, di meticciato... come la Galilea di Gesù. Duemila anni fa la profezia si è realizzata con la presenza del Messia che ha portato una lieta notizia ai popoli immersi nelle tenebre. Ma ora che ne è di quella luce? Solo pochi continuano a tenerla accesa e nutrono l’intima speranza che possa ancora essere di guida al cammino di questa umanità. La profezia si compie ogniqualvolta facciamo risplendere la fiamma del Vangelo nella nostra quotidianità.

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