NATALE DEL SIGNORE – 25 DICEMBRE
Dal vangelo di Luca
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.
Un bambino è nato fra noi
Il racconto dell’evento di Betlemme presenta elementi costitutivi dell’apertura alla vita e della sua accoglienza. Anzitutto, lo stupore che è l’apertura meravigliata al nuovo, al miracolo del rinnovarsi quotidiano del sole che sorge e della vita che (ri)nasce. Lo stupore che discerne la luce della rivelazione nel grigiore del consueto.
Quindi, il pensare. Perché lo stupore è inizio di conoscenza e la vita è materia che esige di essere raffinata e levigata con intelligenza e discernimento. La fede stessa esige intelligenza e riflessione.
E infine la lode. Perché solo nella lode si rivela la vita e la sua rivelazione ha raggiunto l’umano. La lode è il grazie per il miracolo per niente scontato e per niente meritato della vita donata. La lode è amore che risponde all’amore.
Ogni nascita è un miracolo che preserva il mondo dalla sua rovina infondendo fede e speranza nei viventi, fede e speranza che trovano la loro più efficace espressione nelle parole di annuncio dell’evento: «Un bambino è nato fra noi». Il Natale, e ogni nascita, ricordano che l’uomo non è solo un “mortale”, ma anzitutto un essere segnato dalla nascita che è evento gratuito e relazionale.
Credit immagine: Gerard van Honthorst, L’Adorazione dei pastori, particolare, 1622, Wallraf-Richartz-Museum, Colonia – Wikimedia Commons.

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