Fame di lavoro

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In Italia sembra ci sia fame di lavoro. Suona strano ma da qualche tempo sentiamo affermare che molte imprese – soprattutto quelle nel settore dei servizi – non riescono a trovare persone disponibili. Le notizie suonano ancora più stonate, quando – contemporaneamente – osserviamo che secondo i dati Istat, ad esempio, soltanto il 53,2% delle donne nel 2021 è occupato (circa il 19% in meno degli uomini) e il tasso di disoccupazione tra i giovani supera il 20%. Allora perché ci sono tanti posti vacanti?

La stessa crisi demografica segnala che la domanda di nuovi occupati – e nuove occupate – sarà sempre crescente in futuro, tanto che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha evidenziato l’opportunità per favorire l’ingresso di altre donne nel mondo della produzione. Alcuni hanno sostenuto che molti preferirebbero godere dei sussidi legati al Reddito di cittadinanza invece che lavorare. Ma ora che il sussidio è fortemente indebolito non si vede in prospettiva un cambio di direzione. Forse la risposta ha bisogno di essere articolata in modo più ampio. Sarebbe importante focalizzarsi sulla qualità del lavoro.

Innanzitutto, i dati di un’elaborazione della Banca d’Italia evidenziano che il lavoro offerto alle donne è di basso livello: si cercano soprattutto commesse, addette alla ristorazione ad esempio alle quali vengono offerti contratti a tempo determinato, senza contare la grande domanda di servizi alle persone e alle famiglie. Simile situazione accade ai giovani (per i quali va molto di moda anche il tirocinio formativo). In tutti questi casi si sommano precarietà e scarsa remunerazione.

Si consideri poi che spesso i luoghi di lavoro sono situati in territori diversi dai luoghi di residenza. In situazioni simili sarebbero importanti maggiori indennizzi, perché è richiesto alle persone di trasferirsi e quindi di sostenere spese extra rispetto a quelle che affronterebbero i residenti. Si aggiunga poi che generalmente il costo della vita nelle aree in cui c’è domanda di lavoro è più alto che nelle altre.

La fame di lavoro finisce per offrire spesso occupazioni e contesti nei quali i lavoratori – e tante più volte le lavoratrici – vengono mangiati. In condizioni simili appare, allora, abbastanza evidente che per risolvere il problema occupazionale in Italia – che significa promuovere il lavoro per giovani e per le donne – è importante investire in posti di lavoro di qualità, perché il livello dei titoli di studio cresce e con esso le opportunità delle persone di muoversi e di oltrepassare i confini nazionali. Senza un’offerta di qualità la fame di lavoro diventerà sempre più forte.

Andrea Casavecchia
Agensir