XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A
Dal vangelo di Matteo
Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Pagare o rendere?
A nessuno piace pagare le tasse. Soprattutto quando sono dei balzelli odiosi e senza una utilità. Sappiamo, però, che molti servizi comunitari dipendono dal contributo di tutti i cittadini. Non compriamo qualcosa ma contribuiamo al bene comune e alla convivenza civile. Ci rendiamo partecipi della vita e del benessere di tutti. Ecco perché Gesù parla di “rendere” anche all’autorità umana ciò che viene previsto e che regola i rapporti sociali. Ma ricorda subito che c’è una relazione di dare e avere anche con Dio. Rendere a Dio riconoscenza, lode, disponibilità, amore, preminenza per ciò che riceviamo da Lui, è ciò che il credente riconosce di dover attribuire al Signore di tutte le cose. La visione della nostra vita non sia mai parziale e siamo invitati a tenere insieme il divino con l’umano, ma nella convinzione che tutto è di Dio.

Don Livio Tonello, direttore

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