All’inizio del periodo estivo l’Associazione Universale di Sant’Antonio ha invitato lettori e aderenti a sostenere il progetto “Un posto al Centro Estivo 2026”, così da offrire anche ai ragazzi che vivono situazioni economiche più fragili la possibilità di partecipare ai Grest parrocchiali. La risposta è stata generosa: il fondo iniziale di 10.000 euro è raddoppiato, permettendo a 33 parrocchie della diocesi di Padova di accogliere 200 ragazzi e garantire loro una settimana di gioco, relazioni e cura.
Ora, mentre le attività estive si avviano alla conclusione e si guarda alla ripartenza dell’anno scolastico, raccogliamo dalla voce di don Diego Cattelan (responsabile diocesano del progetto) il racconto dei frutti di questa iniziativa e della gratitudine espressa da molte famiglie.
Don Diego, i lettori de "Il Santo dei Miracoli" hanno sostenuto con il cuore il progetto "Un posto al Centro Estivo". In che modo le risorse ricevute si sono trasformate in sguardi, accoglienza e attività quotidiane per i nostri ragazzi?
– I Centri Estivi, che nelle parrocchie chiamiamo Grest, sono un grande presidio di comunità, di vicinanza e di fraternità per moltissimi bambini e ragazzi. Chi abita vicino a una parrocchia, d’estate, sente spesso voci e canti di bambini che giocano, stanno insieme e si divertono. Dietro a quelle voci ci sono giovani adulti che si assumono grandi responsabilità, ragazzi adolescenti che si mettono alla prova come animatori nella gratuità del servizio, bambini che, dopo un intero anno di scuola, non vedono l’ora di divertirsi e famiglie che nelle parrocchie trovano un’alleanza educativa e un sostegno concreto in estate. È questo l’orizzonte profondo dell’iniziativa: molto al di là dei numeri e delle cifre, ciò che è in gioco è la possibilità di custodire e far crescere relazioni autentiche, in un ambiente sicuro dove ogni ragazzo è atteso, conosciuto e accompagnato. “Un posto al Centro Estivo” è una proposta preziosa proprio perché molto concreta: serve a far sì che tutto questo possa continuare. Si tratta quasi sempre di esperienze pensate a prezzi accessibili a tutti, perché nessuno resti escluso. Ed è qui che le risorse ricevute si trasformano in qualcosa di vivo: diventano lo sguardo di un animatore che accoglie, il posto in più per il bambino la cui famiglia fatica a sostenere la quota, la giornata serena di chi altrimenti resterebbe a casa. Un piccolo contributo, in questo senso, ha fatto davvero la differenza.
Un Centro Estivo non è solo un modo per "occupare il tempo" dei ragazzi mentre i genitori lavorano, ma una vera comunità. Quale bisogno profondo avete intercettato quest'anno nelle famiglie e nei giovani, e come questo progetto ha cercato di dare una risposta di senso?
– I Centri Estivi parrocchiali sono vere e proprie esperienze di comunità: gli animatori si preparano fin da gennaio o febbraio e tra loro nascono legami di amicizia significativi che poi si riversano sui bambini e sui ragazzi che accompagnano durante l’estate. Spesso poi ci sono mamme e papà che danno una mano nei laboratori e persone anziane che portano merende e dolci come segno di vicinanza o semplicemente che si fanno vicini con una parola di incoraggiamento e una preghiera. Nei giovani, e più in generale in tutti coloro che incontriamo, avvertiamo un bisogno autentico di comunità: il desiderio di relazioni vere, che nascono dal mettersi al servizio degli altri e dallo scoprire che la vita è un dono e diventa pienamente tale quando ci si fa dono per gli altri. In questo dono si rende presente il volto di Colui che è dono per eccellenza, Gesù Cristo: è Lui che tutti cercano, anche quando non sanno dirlo a parole. Questo bisogno di comunità possiamo leggerlo come il bisogno di essere sostenuti e voluti bene: il bisogno degli adolescenti di sentire la fiducia degli adulti e quello dei bambini di essere seguiti con cura. È un bisogno educativo, sociale e, in fondo, spirituale.
Spesso la Provvidenza si manifesta nei dettagli. C'è una storia, un volto o un momento particolare che le è rimasto nel cuore e che può raccontare ai lettori, per mostrare concretamente il "miracolo" quotidiano che hanno contribuito a realizzare?
– Di episodi ce ne sarebbero molti... Penso in particolare a una famiglia che, grazie a questo sostegno, ha potuto iscrivere tutti i figli al Centro Estivo, Il parroco mi ha telefonato per ringraziare, e in quella telefonata c’era tutta la gratitudine di una famiglia a cui era stata restituita un’estate serena per i propri figli.
È un grazie che desidero girare a tutti i lettori e a quanti hanno sostenuto il progetto: dietro ogni piccola offerta ci sono ragazzi e famiglie reali, volti concreti.
Ed è qui che si tocca con mano il “miracolo” quotidiano: non gesti clamorosi, ma la Provvidenza che passa attraverso la generosità di tanti e si fa, semplicemente, posto in più per un bambino, sorriso di un genitore, possibilità di stare insieme. Grazie di cuore!
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