
Nell’occasione degli ‘800 anni dalla morte di san Francesco non possiamo dimenticare il legame con frate Antonio. È risaputo che si sono incontrati durante il celebre “Capitolo delle stuoie”, ad Assisi, nel 1221 e che più tardi frate Antonio ha ricevuto il compito di predicare e di insegnare la teologia ai sui frati. Questo un po’ stupisce perché Francesco era molto guardingo riguardo allo studio accademico, temendo che i libri e la superbia intellettuale potessero soffocare l’umiltà e la povertà. Con una lettera del 1223, Antonio diventa ufficialmente il primo insegnante di teologia dell’Ordine.
È significativo il titolo con il quale gli si rivolge chiamandolo “mio vescovo”: «A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute. Mi piace che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché, a motivo di tale studio, tu non estingua lo spirito della santa orazione e devozione, come è ordinato nella Regola. Sta’ bene».
È l’equilibrio francescano tra la mente e il cuore perché la sapienza senza la devozione è priva di spirito. Francesco ha riconosciuto in frate Antonio il dono di spezzare la Parola e tramite essa di toccare i cuori. Vede in Antonio una guida dottrinale e un’autorità nel campo della sapienza. È proprio quello che S. Antonio ha vissuto durante tutta la sua vita.
Don Livio Tonello, Direttore

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