Che sia festa del lavoro o dei lavoratori è sempre una attenzione su ciò che caratterizza l’essere umano chiamato a contribuire all’opera della creazione, a coltivare e custodire la terra.
Il lavoro è una vocazione, una chiamata che non ha solo valore funzionale in vista del mantenimento ma quello di generare dignità, uguaglianza, autonomia e realizzazione di sé.
Scrivono i vescovi italiani nel messaggio per il primo maggio: «Il lavoro non può perdere la sua più vera e forte vocazione alla pace, la sua natura profonda di relazione buona tra gli uomini e con la natura. A volte la neghiamo, non la riconosciamo, e trasformiamo “gli aratri in lance”. Ma il lavoro continua a chiamarci alla pace: ci ricorda che la guerra è il grande inganno».
Proprio nel contesto odierno il lavoro ci ricorda il valore delle relazioni, della collaborazione e della fraternità. Stare con le mani in mano non giova al progresso; e se le proprie mani non stringono altre mani non si potranno realizzare grandi opere di bene.

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