DOMENICA FRA L'OTTAVA DI NATALE – SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE
Dal vangelo di Matteo
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Una famiglia in fuga
Fin dall’inizio il figlio di Dio ha vissuto da profugo, da immigrato, da perseguitato politico. Triste realtà che si ripete ai nostri giorni. Le scene di donne e bambini in groppa ad asinelli o su carretti di fortuna ci sono purtroppo familiari. È sempre notte e sempre ci sono famiglie che fuggono dagli orrori della guerra e dalla cattiveria dei potenti. Erode non è morto... ma per fortuna ci sono ancora anche “angeli” che inducono a sognare una realtà migliore; ci sono ancora dei “Giuseppe” che si prendono cura dei più fragili. La storia biblica continua nonostante 2000 anni di progresso, ma non arrivato a tutti. La gioia del Natale rimane turbata dalle situazioni di violenza, dai conflitti e dalla paura di perdere la vita. Dio conosce bene questa situazione perché l’ha patita in prima persona. Per questo il nostro grido di speranza si alza forte e fiducioso che ancora Dio possa richiamare i suoi figli ad abitare terre accoglienti.
Credit immagine: Modesto Faustini, Storie di San Giuseppe, Fuga in Egitto, particolare, 1886-90, Santuario della Santa Casa, Loreto – Wikimedia Commons.

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