Sul palcoscenico in attesa del terzo atto

Samuel Beckett (1906-1989)

Il capolavoro del drammaturgo irlandese “Aspettando Godot” rappresenta una riflessione severa sul senso della vita. Strutturato in due atti, sembra tuttavia privo d’una conclusione.

di Guido Francescato

I testi teatrali di Samuel Beckett(1906-1989), tradotti da Einaudi, sono compresi nei volumi Racconti e teatro da un lato, e Tre pezzi d’occasione dall’altro. Proprio questo secondo titolo ci suggerisce l’idea che i due atti, costituenti il capolavoro, del 1952, ossia Aspettando Godot, si comprendano meglio sottintendendo anche un terzo atto, che, beninteso, non è scritto, ma verso il quale ci porta ogni singola battuta dei pochi attori che vediamo sul palcoscenico: cinque in tutto. Come ben riassume Carlo Fruttero, due mendicanti (il piú zotico Estragone e il piú ambizioso Vladimiro) aspettano in aperta campagna un certo Godot, dal quale sperano di ottenere una sistemazione.

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