In Nigeria bombe sui cristiani

Gli attentati del giorno di Natale contro le chiese cristiane in Nigeria riaccendono la paura che gli islamisti puntino a scatenare una guerra civile tra le diverse etnie del paese. Il gruppo islamista Boko Haram, che vuole imporre la sharia in tutta la Nigeria, ha rivendicato tre delle esplosioni che hanno provocato almeno 40 vittime nel paese. Secondo la polizia sarebbero responsabili di almeno altri due attentati.

La chiesa cattolica di Santa Teresa a Mandala, una cittadina a 40 chilometri dalla capitale Abuja, era strapiena per la Messa di Natale quando è esplosa la prima carica. Poche ore dopo altri scoppi sono stati registrati a Jos, cittadina multietnica nel centro del paese, e a Gadaka, nello Stato settentrionale di Yobe. Nel frattempo, un attentatore suicida ha ucciso quattro ufficiali in una caserma nella città nordorientale di Damaturu.

L’attentato di Jos, una polveriera di tensioni confessionali dove gli scontri tra cristiani e musulmani non sono una novità, è stato seguito da sparatorie tra i militanti di Boko Haram e la polizia.

Provocare la reazione violenta dei cristiani è proprio  l’obiettivo degli islamisti nigeriani. Boko Haram - che nella lingua “hausa”, parlata nel nord della Nigeria, significa “l’educazione occidentale è peccaminosa” - è vagamente ispirato ai talebani dell’Afghanistan. Finora la loro rivolta era stata di basso profilo e confinata al nord-est del paese africano. Quest’anno, però, gli islamisti hanno colpito in diverse regioni del nord, del centro e nella capitale Abuja. Alla vigilia di Natale dell’anno scorso, una serie di esplosioni provocò la morte di trentadue persone nella zona di Jos e altre vittime nel resto del paese.

Dichiarazioni di condanna dei fatti di questo Natale sono arrivate dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dalle Nazioni Unite e dal Vaticano. Per il momento la tensione confessionale in Nigeria sembra destinata ad aumentare ancora.