L’Architettura della Basilica
Dopo la morte di sant’Antonio (13 giugno 1231), la piccola chiesa di Sancta Maria Mater Domini - dov’era stato sepolto il Santo -, attigua al Convento dei francescani, si era dimostrata insufficiente ad accogliere le moltitudini di fedeli che accorrevano per chiedere grazie a Dio per mezzo del novello Taumaturgo. Sorse cosí l’idea di fondare un nuovo complesso architettonico, che avrebbe conglobato la chiesetta di Sancta Maria Mater Domini (l’attuale Cappella della Madonna Mora), conservando il luogo sacro, dove sant’Antonio aveva pregato e predicato, e sacrificando invece il piccolo convento iniziale. A suo ricordo sarebbe rimasta nell’attuale pavimento della basilica, verso la balaustra, a sinistra, soltanto una L (che è appunto la lettera iniziale della parola latina LOCUS, convento).
Sulle tappe della costruzione di questa basilica antoniana, fino al sec. XV, non sono concordi gli studiosi. Facciamo tesoro delle conclusioni di tre dei maggiori esponenti: i proff. Bresciani-Alvarez, Lorenzoni, Salvatori (AA. VV., L’edificio del Santo di Padova, Vicenza 1981).
Primo periodo: 1234 c.-1263
Il grandioso progetto consta di due fasi:
a) 1234 c.-1256. In questo tempo sorge un primo edificio, che misura m 17,87x71,48, con pianta architettonica simile alla basilica superiore di San Francesco ad Assisi e copertura in legname. È contiguo alla chiesetta di Sancta Maria Mater Domini.
b) 1256-1263. L’accresciuto afflusso delle moltitudini, soprattutto dopo la vittoria su Ezzelino III da Romano (attribuita alla intercessione di sant’Antonio), persuade i buoni frati ad ingrandire la basilica, aggiungendo due navate laterali e un transetto dinanzi a quello già esistente con modesta abside. È in questa nuova chiesa che, nel 1263, alla presenza di san Bonaventura, viene trasportata la salma di sant’Antonio.
Dinanzi alla lingua incorrotta del Santo, san Bonaventura esclama: “O lingua benedicta” (O lingua benedetta), invocazione che sarà ripetuta nei secoli. E, dopo averne estratta qualche reliquia, fa rinchiudere nuovamente quel sacro deposito, con due preziosi sigilli (del Comune di Padova e degli Anziani), trovati non infranti alla ricognizione del 6 gennaio 1981.
