I pericoli del contagio
I miracoli di Gesú sono espressione della sua cura per l’umanità, del bene che vuole agli uomini e alle donne feriti dalla malattia e dal peccato. Ma tutt’altra cosa è il suo gesto d’amore piú grande!
di Carlo Broccardo
Il mese di febbraio continuiamo la lettura del Vangelo secondo Marco con un racconto di guarigione. L’ambientazione è un po’ vaga: non sono precisati né il tempo (quando?) né lo spazio (dove?) ; dobbiamo guardare ai brani precedenti per renderci conto che siamo proprio all’inizio del Vangelo, quando Gesú – ritornato in Galilea dopo il battesimo e le tentazioni – era andato a Cafàrnao e nelle città lí vicine. Un giorno, in un luogo non ben precisato dei dintorni, ecco che si avvicina un lebbroso e chiede di essere guarito. Due precisazioni. Anzitutto l’ammalato non chiede nulla a Gesú, di per sé; nel senso che non fa una domanda, ma un’affermazione: «Se vuoi, puoi purificarmi». Strano come stile, un po’ rude; sembra quasi che voglia imporre a Gesú il miracolo. Ma al di là della prima impressione, le parole del lebbroso sono molto utili per capire la sua fede: è cosí convinto che Gesú possa guarirlo, che lo dà per scontato; è come se dicesse: so che puoi liberarmi da questa terribile malattia, se solo lo vuoi.
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