Ambiguità e stranezze nel nostro dialogare
Quando - nella comunicazione - il livello del discorso esplicito non corrisponde a quanto esprimiamo con i gesti, il tono della voce, la postura, creiamo un “doppio legame”.
di Maria Chiara Bregolin Tezzon
Mi trovo, durante un colloquio di selezione, a partecipare a questa conversazione. Il selezionatore dice al povero candidato: «Sia spontaneo!». Mi viene da ridere, di sicuro da questo momento nulla di quel dialogo potrà definirsi spontaneo. Oggi, cosí, desidero parlarvi di un concetto psicologico molto presente nella nostra società e molto spesso in maniera inconsapevole. È il caso, per esempio, del genitore che dice al figlio: «Ti voglio bene, affinché anche tu me ne voglia!», e dell’incompatibilità dell’espressione perché l’amore ha come conditio sine qua non l’essere “incondizionato”. O, ancora, è il caso della moglie che all’abbraccio del marito si irrigidisce, ma contemporaneamente a parole lo rassicura che deve sentirsi libero di esprimersi.
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